Tournée nazionale per la nuova produzione del Teatro della Città. La tragedia di Seneca, che indaga la lotta primordiale tra bene e male, è diretta da Giuseppe Argirò e interpretata da Giuseppe Pambieri e Paolo Graziosi

La vendetta e l’inganno nel connubio perfetto tra il potere e il male sono al centro della tragedia senecana Tieste. Il Teatro della Città centro di Produzione Teatrale porta in tournée nazionale la sua nuova produzione diretta da Giuseppe Argirò e interpretata da Giuseppe Pambieri nei panni di Atreo e Paolo Graziosi nelle vesti di Tieste. Ad affiancare la straordinaria e inedita coppia di attori, ci sono Sergio Basile, Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari, Raffaele Santabarbara.

Lo spettacolo debutta lunedì 9 agosto, a Formia, nell’area Archeologica di Caposele, nell’ambito del Festival del Teatro Classico, per poi arrivare mercoledì 11 agosto a Sarsina nel cartellone del Plautus festival e proseguire, dal 15 al 17 agosto, al Teatro Antico di Segesta nell’ambito delle Dionisiache e il 18 agosto al Teatro Antico Tindari. A settembre, la tournée della tragedia toccherà Catania, nell’ambito del Catania Summer Fest, per poi spostarsi in Calabria a Minturno, Roccella Ionica e Locri.

Il testo declina la violenza in tutte le sue forme connesse al sopruso e alla prevaricazione, non solo una violenza simbolica e rituale, ma reale, volta all’affermazione autoritaria e al disprezzo di qualsiasi norma giuridica che regoli la convivenza civile. Seneca indaga quella primordiale lotta tra il bene e il male e descrive il ribaltamento di valori esistente in ogni totalitarismo che persegue il proprio disegno politico, sociale ed esistenziale. L’odio familiare divora ogni cosa e rappresenta l’impossibilità di qualsiasi pacificazione sociale. La banalità del male fa da sfondo alla tragedia dimostrando che la violenza non è solo originata dalle passioni incontrollabili ma spesso è frutto di un disegno razionale, spietato volto ad affermare il potere ineludibile e mostruoso del tiranno che non conosce ostacoli e rinnegando gli Dei si sostituisce ad essi affermando il culto della personalità e pretendendo l’acquiescenza del popolo. L’opera di Seneca, l’unica a non avere un modello greco corrispondente, è una tragedia senza catarsi e non offre alcuna redenzione ai personaggi che perdono ogni umanità dimostrando che la violenza e il disprezzo per la vicenda umana è un prodotto culturale determinato dal potere e dalla storia, che si ripete in modo inesorabile, non risparmiando nessuno.

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