Un testo intimo che sembra narrare il rapporto ormai consunto di due sorelle, che fa del livore, dell’odio un fondamento vitale. Che indaga sul rapporto di forza e dipendenza nelle relazioni interpersonali, ma anche “usa” Addolorata e Rosaria e ne fa lo specchio di una società, come la nostra, sempre più portata a rinchiudersi a riccio, a considerare “ l’Altro”, “il mondo fuori” il nemico. E allora ecco che il piccolo appartamento delle due zitelle diventa una sorta di avamposto, le finestre, delle feritoie da cui osservare, senza essere visti, il pericolo che incombe e sta per sferrare l’ultimo assalto a un nucleo “indifeso e normale”. La miopìa di tale atteggiamento è tanto più evidente quando il rifiuto aprioristico al confronto, in un contesto socio-economico, quale l’attuale, che ci costringe quotidianamente a fare i conti con il “diverso”, assume spesso l’aspetto di una sorta di autoemarginazione. E le piccole gioie della vita, che fortunatamente ognuno di noi ancora sperimenta, non possono non venire segnate dallo scoppio implosivo del nostro stesso risentimento. Forse è proprio questa la più grande sconfitta che una donna, un uomo, una società possano soffrire.
Un minuscolo Titanic in formato domestico, destinato all’inevitabile affondamento. E quando già i flutti lambiranno il volto degli incoscienti crocieristi, sarà ancora una risata l’ultimo suono percepito da orecchie tanto distratte

