Teatro della Città "Vitaliano Brancati"

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Miseria e Nobiltà - 27 OTTOBRE | 13 NOVEMBRE

di Eduardo Scarpetta
con Tuccio Musumeci e Marcello Perracchio
regia Nicasio Anzelmo
produzione Teatro della Città
scene Riccardo Perricone
costumi Angela Gallaro
movimenti coreografici Silvana Lo Giudice
e con Rossana Bonafede, Egle Doria, Valentina Ferrante,
Barbara Gallo, Massimo Leggio, Giorgia Migliore,
Margherita Mignemi, Plinio Milazzo, Claudio Musumeci,
Salvo Scuderi, Aldo Toscano e con il piccolo Giuseppe Testa

 

"Io sono bravo a far ridere perché so a memoria la miseria, che è il copione della vera comicità"

TOTO’ Principe de Curtis

Uno dei congegni comici del testo, oltre il sistema dello scambio di identità e del travestimento, tipico anche della commedia dell’arte, è LA FAME.

Fin dai tempi di Plauto, per i comici, la fame ha costituito il carburante che innesca la risata ed è qui trattata da Scarpetta con una dignità fino ad oggi sconosciuta; è una brezza leggera, rivestita di dignità se pur disgraziata.

Scarpetta è maestro nel trovare espedienti comici di tale levatura.

Anche in “Miseria e Nobiltà” il travestimento è uno dei “motori” del meccanismo di scrittura comica, qui non involgarito ma alleggerito da ingenuità e purezza, che da solo, senza forzare la mano, diventa una macchina di risata.

Tutti i personaggi sono dipinti con tratti di Nobiltà, anche se immersi nella Miseria, divenendo  esse stesse caratteristiche peculiari, intercambiabili e vive in ogni personaggio.

La nostra è una storia che racconta un’ “Italietta” che parrebbe ormai scomparsa - ma che purtroppo oggi è più attuale che mai -  fatta di uomini e personaggi costretti a reinvertarsi ogni giorno per la sopravvivenza, sbarcando il lunario.

Un'ambientazione vivace dove il “bianco e nero” è il confine della miseria e il “colore”  è l’esplosione / simbolo / emblema dell’italianissimo boom economico degli anni ‘50/’60. Uno sfarzo ostentato, dove ogni “sud” è  “sud” del mondo. Uno spaccato culturale dove il dialetto è solo un mezzo di espressione del popolo e la lingua nazionale, palesemente storpiata, è solo un tentativo affettato e costruito di arrampicata sociale.

Tutti gli ingredienti tipici del teatro popolare appartengono a pieno titolo al testo, avvalendosi di una antica collaborazione tra i grandi attori e i grandi autori. Fra tutti ci piace ricordare quella tra  due icone del teatro del novecento italiano: Eduardo e Pirandello, che hanno tradotto nel proprio dialetto e portato sulla scena opere dell’altro.

Nicasio Anzelmo

 

CALENDARIO

Ottobre

27 h 21.00
28 h 21.00
29 h 17.30/21.00
30 h 17.30

Novembre

03 h 17.30
04 h 21.00
05 h 17.30/21.00
06 h 17.30
08 h 21.00
09 h 17.30
10 h 21.00
11 h 21.00
12 h 21.00
13 h 17.30 

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